Il Giardino della Kolymbethra: alla scoperta di un tesoro siciliano custodito dal FAI

L’angolo di paradiso che diede vita ad “Akragas”

Dove si trova il Giardino della Kolymbethra?

C’è un luogo nella Sicilia sud-occidentale capace di evocare suggestioni antiche. Un giardino segreto custodito nella Valle dei Templi dove profumi agrumati e colori intensi ti riportano indietro fino all’antica Akragas, città fondata dai Greci nel VI secolo a.C. Questo luogo sospeso nel tempo deve la sua esistenza all’acqua che vi scorre da 2.600 anni e che per questo dà origine al suo nome, che in greco significa proprio “piscina”. È il Giardino della Kolymbethra.

Un tesoro custodito dal FAI

Dal 1999, questo straordinario sito archeologico e agricolo è affidato in concessione al FAI (Fondo Ambiente Italiano), con un accordo rinnovato per oltre 25 anni con il Parco Archeologico. È un’oasi verde e viva, dove convivono armoniosamente storia, natura e bellezza. Gli ulivi secolari dominano il paesaggio con la loro imponenza, mentre gli agrumi riempiono l’aria con i loro profumi inebrianti.

Siamo ad Agrigento, tra il Tempio dei Dioscuri e quello di Vulcano. Su poco più di cinque ettari si estende questo scrigno botanico, in cui prosperano circa 1.400 piante tipiche della macchia mediterranea. Tra le sue rarità: il nespolo d’inverno, le sorbe, il gelso bianco e nero, e perfino il mirto in entrambe le varietà.

Un ecosistema complesso e affascinante

Il giardino è suddiviso in cinque aree, ognuna con una specifica destinazione d’uso:

  • 30% agrumeto
  • 18% mandorleto-oliveto
  • 37% macchia mediterranea
  • 12% vegetazione ripariale (tipica delle zone umide)
  • 4% vegetazione rupestre, che cresce sulle superfici rocciose

Una distribuzione che rivela la ricchezza ecologica e paesaggistica di questo luogo, dove ogni angolo racconta un frammento di natura.

FAI: la missione di proteggere la bellezza italiana

Il FAI nasce nel 1975, ispirandosi al modello britannico del National Trust. È una fondazione senza scopo di lucro che si dedica alla tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, paesaggistico e storico del nostro Paese.

Tra le sue imprese più emblematiche figura proprio la Kolymbethra. Un giardino appartenuto un tempo alla famiglia Riolo, passato al demanio nel 1980, e infine assegnato al FAI nel 1999, la prima volta in Sicilia che un bene statale è stato affidato a un ente privato. Dopo un breve stato di abbandono, nel 2001 il giardino è stato finalmente riaperto al pubblico.

Nel 2003, grazie al sostegno di Vodafone, il sito è stato potenziato con un impianto di subirrigazione e interventi di ingegneria naturalistica per garantirne la sicurezza. Da quel momento, la Kolymbethra è tornata a fiorire, trasformandosi in un luogo dove la natura dialoga con i sensi. Qui puoi immergerti tra l’aroma delicato delle zagare, il sapore intenso delle mandorle, il suono dell’acqua che scorre, la carezza della terra bagnata, il luccichio argentato degli ulivi. Un percorso immersivo, capace di coinvolgere corpo e anima.

Imperdibili anche i nuovi percorsi ipogei inaugurati nel 2017, una vera e propria chicca per chi vuole vivere una Agrigento inedita e sotterranea. Questi si snodano infatti tra gallerie e cunicoli sotterranei, dandoti un’occasione unica per esplorare il sito da un punto di vista archeologico, speleologico e naturalistico.

La storia millenaria degli ipogei

A raccontarci della Kolymbethra fu lo storico Diodoro Siculo nei libri XI e XIII della sua “Bibliotheca Historica”, narrando gli interventi urbanistici voluti dal tiranno Terone, e soffermandosi sulla presenza di una grande “piscina sacra”.

Il mio consiglio, tuttavia, è quello di non soffermarsi soltanto alla superficie ma di scendere ancora più in fondo, fino ai millenari ipogei. Qui ti imbatterai in un mondo fresco, umido e silenzioso, scolpito dall’ingegno umano e levigato dallo scorrere dell’acqua nel corso dei millenni.

Questi antichi cunicoli, scavati dai Greci nel VI secolo a.C., facevano parte del sofisticato sistema idrico progettato per irrigare la Kolymbethra.

Oggi, questi stessi percorsi diventano un viaggio ipnotico nella “Agrigento Sotterranea”, che sorprende anche i più esperti visitatori. Un intrico affascinante di gallerie che raccontano storie di civiltà, fatica, ingegno, e del legame indissolubile tra uomo e paesaggio.

Grazie quindi all’intervento del FAI, il Giardino della Kolymbethra e i suoi ipogei ritrovano la loro antica bellezza, tornando a essere un simbolo di armonia tra storia, paesaggio e agricoltura.

Un giardino che ispira da secoli

Non solo Diodoro Siculo e Tommaso Fazello, ma anche i viaggiatori del Grand Tour, l’Abate di Saint Non nel 1778 (che lo definì un Eden, una Terra Promessa), e una stampa del XVIII secolo attribuita a G.F. von Hoffweiler — forse conservata oggi a Villa Genuardi — testimoniano la fascinazione che questo luogo ha sempre esercitato.

Ne parlano poi alcuni nomi importanti della letteratura come Luigi Pirandello (1913) e Andrea Camilleri (2004), che ne colgono l’anima e l’identità profonda. La Kolymbethra è infatti molto più di un semplice giardino: è un “Jardinu” – termine siciliano per indicare l’antico agrumeto – che resiste alla modernità delle colture intensive, mantenendo intatti i suoi valori sensoriali, culturali e ambientali.

Visitare il Giardino della Kolymbethra significa entrare in un miracolo di storia mediterranea, dove ogni pianta, ogni pietra, ogni profumo racconta un legame profondo tra uomo, natura e tempo. È un invito alla lentezza, alla contemplazione, all’ascolto della bellezza. Un luogo da vivere con tutti i sensi.

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